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Le Vie della Transumanza
     

L’associazione Floresta Giovane vuole documentare, tramite preziose testimonianze di anziani ed esperienze vissute, la vita agro pastorale del nostro comune.
Per gli allevatori di Floresta e dell’interland dei Nebrodi, come ogni anno, è arrivato il periodo di svernare, ossia di portare il bestiame da zone con clima particolarmente rigido, come quello di Floresta, a zone con clima più mite. Proprio in questo consiste la Transumanza un itinerario fatto di spostamenti in verticale dalle montagne imbiancate dai primi fiocchi di neve, alle pianure, le cosiddette “Marini” ricche di nuova vegetazione; uno di questi itinerari è da secoli rappresentato dalla regia Trazzera S. Fratello-Agira passante, nell’ultimo tratto, dal centro abitato di Catenanuova, incrocio di antiche vie di comunicazione tra la pianura e le zone montane dell’isola.
Abbiamo tracce documentate di transumanza praticata dagli allevatori dei Nebrodi durante tutto il medioevo. Gli spostamenti avvenivano, dove possibile, lungo le trazzere ampie strade a fondo naturale che potevano raggiungere una larghezza di circa 18 canne(=36 metri).
Il percorso non era facile sia per la considerevole lunghezza del tragitto che per le cattive condizioni atmosferiche del periodo in cui veniva praticata. A ciò si aggiungevano difficoltà legate al fatto che i pastori, nel corso del loro migrare, andavano incontro al rischio di rimanere vittime di incursioni ad opera dei briganti che li assalivano e li derubavano. Teatro di tali nefasti episodi era “U Passu ‘u Zingaru”, tra Bronte e Adrano.
I nostri pastori partivano muniti di muli bardati di “Viertuli”(bisacce) cariche di alimenti e attrezzature varie di utilizzo quotidiano come “a Sardina”(recipiente in latta con una capacità di 10 litri utilizzata per la lavorazione del latte e la produzione dei suoi derivati).
Gli spostamenti degli animali erano organizzati in gruppi: più allevatori percorrevano lo stesso tragitto unendo il loro bestiame, disposto in colonna con alla guida il pastore seguito da “i vacchi mastri”, cioè le mucche più anziane aventi funzione di capogruppo.
Fondaci e masserie, dislocati lungo il percorso, divenivano luoghi occasionali di riposo e ristoro per i pastori ed il bestiame. Tra i pastori alcuni avevano una fissa dimora in pianura e li trascorrevano l’inverno, altri, “ i Paricchiari ”, praticavano una forma di nomadismo per tutta la stagione girovagando per la pianura.
Non è difficile trovare ancora oggi imprese armentizie che, dalla zona di Monte Soro o di Portella Miraglia, discendono lungo sentieri impervi, per dirigersi verso la Piana di Catania o Lentini fino a raggiungere la Val di Noto. Attualmente però la maggior parte degli spostamenti avviene tramite mezzi gommati, previa autorizzazione sanitaria delle A.S.L. di competenza.

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