Tradizionale
manifestazione di S.Anna, festeggiata il 26 Luglio, era “A’Ntinna” uno
dei momenti più originali della festa e anche uno dei più antichi tanto
che i più vecchi la ricordano da sempre. La tradizione vuole che i
membri della commissione per la festa di S.anna guidassero una sorta di
spedizione composta da volenterosi e qualche pariglia di buoi nel bosco
il pomeriggio del 23 luglio,dopo che la fiera del bestiame chiudeva i
battenti. I più esperti sceglievano un pioppo che avesse un tronco
diritto e alto oltre 20 metri,poi si abbatteva a colpi di ascia e lo si
trasportava con dei buoi fino al serro marchese, luogo della
manifestazione. Dopo l’abbattimento era consuetudine una”mangiata” nel
bosco per tutti i partecipanti a base di provola,pane di casa e vino;era
già una festa. L’operazione successiva prevedeva il taglio della chioma
di un grande agrifoglio che veniva inchiodata con “missiletti”(lunghi
chiodi) e vecchi cerchi di botte alla cima del pioppo in modo che il
tutto raggiungesse i 26 metri. Il giorno in cui viene festeggiata S.Anna,
sempre per analogia con la data, venivano appese 26 provole donate dagli
allevatori. Nel momento in cui occorreva alzare l’antenna,lo spazio
brulicava di paesani che si davano da fare con corde,scale,forcelle e la
forza delle braccia.” spinciri a’ntinna”
non era affatto facile,era richiesta forza e abilità. Il giorno 26 aveva
inizio la gara; si collocava sul terreno una pietra di riferimento ad
una distanza prefissata dall’antenna e con fucili caricati a palla si
sparava alle provole per farle cadere. I più anziani ricordano che la
manifestazione, ai loro tempi, aveva inizio con due corse,una riservata
ai ragazzi,ed una ai più grandi,da un punto stabilito fin sotto
l’antenna;ai vincitori di ciascuna gara toccavano le prime due provole.
Dopo aveva inizio la “pitruliata” con lanci forti e precisi di
pietre ogni partecipante provava a fare cadere qualche provola e
qualcuno ci riusciva. Per le provole che restavano in cima , ed erano
tante, i pochi paesani che possedevano un fucile provavano a farne
cadere qualcuna. Alla fine della gara,che era la più affascinante e
pericolosa, i concorrenti provavano a scalare i 26 metri dell’ antenna,
il cui tronco era cosparso di grasso di pecora per renderlo scivoloso.
Tra i più famosi scalatori dell’antenna degli anni passati tutti
ricordano i grande Antonio..... (detto Malasachetta),che per agilità era
superiore a tutti i suoi paesani. Questa manifestazione da tempo non si
esercita più a causa di restrizioni di ordine pubblico ,ma resta ancora
nei ricordi di tutti. |